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Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti - Testata per la stampa

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Paolo Mietto

Paolo Mietto

Professore senior di Geoscienze nell’Università di Padova

- s.c.r. eletto il 19 maggio 2017

Nato a Vicenza il 6 novembre 1947, si è laureato in Scienze Geologiche presso l'Università degli Studi di Padova il 11 luglio 1972, discutendo una tesi sui molluschi fossili delle località eoceniche di Grola e Rivagra in Valle dell'Agno.
Dal 1.1.1974 al 31.10.1974 ha usufruito, presso l'Istituto di Geologia di Padova, di una borsa di studio di ricerca e perfezionamento per giovani laureati del Ministero P.I.
Dall'1.11.1974 al 31.10.1976 ha usufruito, presso il medesimo Istituto,? di un assegno biennale di formazione scientifica e didattica, bandito dall'Università di Padova. Tale assegno è stato rinnovato fino al 15.11.1981.
Dal 16.11.1981 al 6.5.1987 ha prestato servizio nel ruolo di Ricercatore universitario confermato presso l'Istituto di Geologia di Padova.
Dal 7.5.1987 ? stato in servizio presso il medesimo Istituto, ora Dipartimento di Geologia, Paleontologia e Geofisica, nel ruolo di Professore Associato di Rilevamento Geologico presso la Facoltà di Scienze mm.ff.nn. dell'Università di Padova. In tale ruolo ? stato confermato a partire dal 7.5.1990.
In questo periodo, oltre alle attività sia teoriche che pratiche connesse con il corso di Rilevamento Geologico, ha svolto le lezioni di Geologia storica e di Stratigrafia regionale nell'ambito dei corsi di Geologia e di Stratigrafia per il corso di laurea in Scienze Geologiche.?
Nel 1993 è stato inquadrato nel SSD D01B (Geologia stratigrafica e sedimentologica), ora GEO/02, al quale tuttora afferisce. Dall'a.a. 1993/1994 ? stato titolare del corso di Stratigrafia per il corso di laurea in Scienze Geologiche (vecchio ordinamento), denominato, a partire dall'a.a. 1995/1996 e fino al 2003/2004, Geologia Stratigrafica per il corso di laurea in Scienze Geologiche. Negli a.a. dal 1997/1998 al 2003/2004 inoltre, gli ? stato affidato per supplenza il corso di Stratigrafia per la laurea in Scienze Naturali; a partire dall’a.a. 2001/2002 tiene il corso di Geologia Storica per il corso di laurea triennale in Scienze Geologiche, già Scienze della Terra; dall’a.a. 2002/2003 il modulo Stratigrafia del? corso di Startigrafia e Paleontologia per la Laurea triennale in Scienze e Tecnologie per la Natura, nonch?, dall’a.a. 2004/2005 il corso di Geologia stratigrafica per la Laurea magistrale in Geologia e Geologia Tecnica, curriculum Geologia.
Dall’a.a. 22002/2003 ? stato impegnato anche nel Master di Giornalismo e comunicazione scientifica dell’Ateneo Patavino.
Cessato il servizio per anzianit? il 1.12.2012 viene nominato Studioso Senior dal Magnifico Rettore dell’Università degli studi di Padova, ove prosegue le sue ricerche scientifiche in connessione con il Museo di Geologia e Paleontologia dell’Ateneo patavino.

Già membro di varie commissioni del corso di laurea in Scienze Geologiche e del Dipartimento di Geologia, Paleontologia e Geofisica di Padova e del Collegio dei Docenti del Corso di Dottorato in Scienze della Terra, dall’a.a. 1999/2000 ? presidente del Consiglio di corso di laurea in Scienze Geologiche, ora Consiglio dei corsi di studi aggregati in Scienze Geologiche, ed è stato membro del Consiglio di Presidenza e della Commissione Didattica Permanente della Facoltà di Scienze mm.ff.nn. Dall'a.a. 1999/2000 al 2003/2004, inoltre, è stato membro del Consiglio Direttivo dell’Area di Scienze della Terra.
Dal 2004 è stato membro della Commissione Progetti e Assegni dell’Ateneo, del Consiglio scientifico della Fondazione Angelini e, quale responsabile scientifico, della Commissione del Museo del Dipartimento di Geologia, Paleontologia e Geofisica e della Commissione di Ateno per i Musei.

Ha seguito un centinaio di sottotesi di rilevamento geologico e circa 50 tesi di laurea; è stato tutore e/o cotutore di 4 dottori e/o dottorandi di ricerca. Ha partecipato alle commissioni di esame dei corsi di Rilevamento Geologico, Geologia, Paleontologia, Stratigrafia, Geologia Stratigrafica, Geologia Storica

Gia corresponding member della Subcommission on Triassic Stratigraphy (International Commission Stratigraphy - IUGS UNESCO), dal 2002 fa parte degli working group per la definizione dei limiti cronostratigrafici Anisico-Ladinico e Ladinico-Carnico; nel 2004 ? stato nominato voting member della stessa commissione.

ATTIVITA’ SCIENTIFICA
Fin dall’inizio della sua attivit? di ricerca si è interessato della stratigrafia permo-triassica dell’area di Recoaro, estendendo successivamente tali indagini alla Valsugana, alla Val d’Adige e infine alle Dolomiti e alla Carnia, dedicandosi in particolare all’approfondimento delle tematiche paleontologiche e biostratigrafiche. Fra i risultati pi? significativi in questa fase dell’attività può essere ricordata la datazione della base e del tetto della Dolomia Principale dell’area di Recoaro. Gli aspetti paleontologici e biostratigrafici sono diventati via via la tematica privilegiata di ricerca, secondo tre filoni: a) impronte di tetrapodi delle unit? continentali e successivamente peritidali e, per le unit? bacinali e/o neritiche, b) conodonti e c) ammonoidi.

Dopo la prima segnalazione, all’infuori delle Dolomiti occientali, di impronte di tetrapodi nelle unit? permiane superiori del Recoarese, molti ritrovamenti hanno interessato sia il Permiano inferiore della Val Trompia (Brescia) che il Triassico inferiore e medio del Vicentino e delle Dolomiti. Si tratta di materiale solo in parte già descritto dal punto di vista paleontologico, ma entro il quale sono stati individuati alcuni significativi nuovi icnotaxa. L’obiettivo di tali ricerche, giunte praticamente a conclusione, è stato quello di definire il significato biostratigrafico di questi icnofossili, con lo scopo finale è di giungere alla elaborazione di una scala biostratigrafica ad impronte di tetrapodi. Poiché nel Sudalpino i livelli con impronte sono ottimamente tarati dalle interdigitazioni con i depositi marini a conodonti e ammonoidi, è possibile che questa scala possa assumere un valore che travalica i confini delle Alpi meridionali.
Nel 1985? è stata individuata la presenza di impronte nelle dolomie tidali del Triassico superiore del Cadore; si tratta della prima segnalazione sicura in Italia di tracce riferibili ai dinosauri. Questa inaspettata scoperta, e la particolare collocazione paleoambientale del ritrovamento, aprirono la strada a successivi indagini, estese ormai in tutto il Paese e a tutto il Mesozoico, alle quale si applicano ormai molti gruppi di ricerca nazionali, con interessi estesi ora anche ai resti scheletrici. Si segnala, in particolare, il lavoro di studio del megaicnosito giurassico inferiore dei Lavini di Marco (Rovereto), scoperto nel 1995, caratterizzato da centinaia di impronte e piste riferibili a dinosauri teropodi, sauropodi, ornitopodi e ornitischi basali. Tali ricerche sono illustrate nel volume pubblicato per conto dei Musei di Storia naturale di Rovereto e di Trento.
Nel 2003 è stato artefice della clamorosa scoperta, in depositi vulcanoclastici pleistocenici del vulcano di Roccamonfina presso Caserta, delle più antiche impronte riferibili al genere Homo finora conosciute al mondo. La segnalazione, che ha avuto un enorme eco internazionale, è stata pubblicata sulla rivista Nature.

Le indagini biostratigrafiche delle unit? marine del Triassico del Vicentino e del Trentino meridionale sono state affrontate dapprima attraverso lo studio dei conodonti. Gli aspetti tassonomici relativi a questo particolare gruppo di microfossili - approfonditi anche in soggiorni all’estero realizzati negli anni ’80 in Ungheria e Cecoslovacchia – hanno permesso di dare contributi sia relativamente a nuovi taxa, che agli apparati naturali, nonch? di definire l’età di alcune discusse unit? stratigrafiche. Pi? recentemente queste ricerche sono state estese alla Carnia – dove è stata definit? l’età della Dolomia di Forni, dato particolarmente significativo considerando che da tale unità provengono alcuni fra i più antichi rettili volanti conosciuti – e al Bacino di Lagonegro in Basilicata. In quest'ultima regione è stata definita l’et? di litozone scitiche, della Formazione di Monte Facito (Triassico medio) nonché della base dei soprastanti "Calcari con selce".

La ricerca e il reperimento di abbondanti faune ad ammonoidi, per lo più strato per strato, in molte sezioni stratigrafiche mediotriassiche del Sudalpino ha aperto la strada verso il filone di ricerca senz’altro pi? significativo. L’approfondimento tassonomico – condotto anche grazie all’esame di materiali tipici e non, appartenenti a collezioni nazionali ed europee (es. Vienna, Monaco, Heidelberg), oltre a permettere la definizione di nuove entità generiche e specifiche, ha reso possibile l’elaborazione di una scala standard ad alta definizione del Triassico medio della Tetide. Questo nuovo strumento biostratigrafico – che ? stato adottato fra l’altro nella Chart 8 Triassic Sequence Chronostratigraphy/Biochronostratigraphy (S.E.P.M. s.v. 60/1998) - ha permesso di reimpostare su nuove basi le correlazioni e i rapporti stratigrafici fra le unità triassiche del Sudalpino. Da questo punto di vista? i risultati più significativi riguardano l’interpretazione sequenziale del Triassico delle Alpi meridionali.
Le ricerche sulla biostratigrafia ad ammonoidi hanno permesso di offrire contributi originali su alcuni discussi problemi biocronostratigrafici, come ad esempio quello relativo al limite Anisico/Ladinico, affrontato anche attraverso il confronto fra biostratigrafia e magnetostratigrafia. Quale contributo alla soluzione dell’annoso problema è stato suggerito un nuovo criterio per la definizione della base del Ladinico, accompagnato dalla proposta di un GSSP nella sezione di Bagolino (Prealpi Bresciane).
Un altro significativo contributo alla cronostratigrafia riguarda il limite Ladinico/Carnico. Lo studio delle successioni ad ammonoidi di questo intervallo ha permesso infatti di predatare la comparsa del genere Trachyceras, marker storico della base del Carnico, e di definire una nuova unit? biocronostratigrafica (Sottozona a Daxatina canadensis) interposta fra la pi? recente zona del Ladinico (Zona a Regoledanus) e la zona tradizionalmente considerata come basale del Carnico (Zona ad Aon). In questo intervallo, definito in particolare nella classica sezione dei Prati di Stuores in Dolomiti, ? stato inoltre individuato un genere di ammonoidi – Daxatina Strand – precedentemente noto nei soli domini triassici delle medie e soprattutto alte paleolatitudini. La presenza dell’importante e storicamente rilevante genere Trachyceras, associato ad un genere cosmopolita, ha suggerito di proporre una nuova collocazione del limite . Tale proposta è stata poi elaborata in maniera pluridisciplinare da parte di un gruppo di studio nazionale appositamente costituito, sostenendo la sezione dei Prati di Stuores quale candidato GSSP per la base del Carnico.
Tale proposta è stata definitivamente accettata e adottata dalla International Commission on Stratigraphy IUGS-UNESCO nel 2012.

Ha infine curato in maniera particolare gli aspetti della divulgazione scientifica, operando nel campo della stratigrafia, della paleontologia, della geologia regionale e della speleologia, attraverso conferenze, pubblicazioni e mediante la collaborazione con istituzioni museali. In alcuni casi ha curato l’allestimento di alcune realt? museali trivenete (Museo Archeologico e Naturalistico di Vicenza, Museo Geologico Dal Lago di Valdagno, Museo Marchioro di Priabona, Museo della Val Fiorentina di Selva di Cadore, Museo Geologico di Predazzo) con le quali mantiene rapporti di collaborazione e consulenza scientifica unitamente ai Musei di Montecchio Maggiore, Bassano del Grappa, Rovereto, Trento, Pordenone, Udine, Brescia. E’ tuttora impegnato nell’esecuzion del progetto scientifico del Museo di Palazzo Cavalli dell’Università degli studi di Padova. E’ infine membro di comitati scientici di alcune riviste museali, come ad esempio Natura Vicentina, Natura Bresciana e Gortania. Nel 2000 è stato nominato accademico ordinario dell’Accademia Olimpica di Vicenza.
Vicenza, 2 aprile 2017


 
 
 



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