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Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti - Testata per la stampa

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Bassani poeta: scrivere in versi dopo la "morte dell'io"

Giovedì 18 maggio 2017 - ore 16:00

Anna Dolfi legge e commenta alcuni testi di Giorgio Bassani

 
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Giorgio Bassani

Giorgio Bassani nasce il 4 marzo 1916 a Bologna, ma cresce a Ferrara, in una famiglia appartenente alla borghesia ebraica. Frequenta il liceo classico «Ludovico Ariosto», dove sviluppa la passione per la letteratura, che affianca a quella per lo sport, in particolare il tennis. Nel 1934 si iscrive alla Facoltà di Lettere dell'Università di Bologna, dove si laurea con Carlo Calcaterra con una tesi su Niccolò Tommaseo. La sua formazione, basata non solo sui libri, si arricchisce con la conoscenza di intellettuali bolognesi e con la frequentazione del gruppo sardo-pisano (costituito da Claudio Varese, Giuseppe Dessì, Mario Pinna). Grande influenza eserciteranno su di lui, negli anni universitari e anche dopo, le lezioni di Roberto Longhi, che rimarrà sempre un punto di riferimento imprescindibile, assieme a Benedetto Croce, nella cui religione della libertà  continuerà sempre a identificarsi. Ancora giovanissimo collabora al «Corriere Padano», una testata giornalistica di Ferrara dove pubblica racconti, poesie, articoli e traduzioni. Nel 1940 uscirà, con lo pseudonimo di Giacomo Marchi (usato a causa delle leggi razziali, che gli avevano precluso prima la frequentazione della biblioteca, impedendogli poi di insegnare nelle scuole statali), una prima raccolta di racconti, Una città di pianura. Gli anni fra il '37 e il '43 saranno segnati dall'attività antifascista clandestina, per la quale sarà arrestato dal maggio al luglio del 1943: risalgono a quell'esperienza le lettere scritte ai familiari, inserite in apertura del volume saggistico Di là dal cuore (Milano, Mondadori, 1984). Subito dopo la scarcerazione, nel '43, sposa Valeria Sinigallia, da cui avrà due figli: Paola ed Enrico. Di politica continuerà ad occuparsi anche negli anni della Liberazione e dell'immediato dopoguerra, collaborando al quotidiano del Partito d'Azione e a testate socialiste. Intanto il gruppo degli amici si allarga, estendendosi a Mario Soldati, Pier Paolo Pasolini (con i quali collabora in qualità di sceneggiatore cinematografico), Cesare Garboli, Niccolò e Dinda Gallo, Maria e Goffredo Bellonci, la principessa Marguerite Caetani, che fonda nel 1948 il semestrale «Botteghe Oscure», una rivista internazionale di cui gli affiderà a lungo la redazione. Nel 1955 è tra i fondatori dell'associazione «Italia Nostra» e nel 1956 diviene consulente editoriale della Feltrinelli (fino alla rottura del '63); in questo ruolo promuove la pubblicazione e conoscenza in Italia di autori stranieri tra i quali Borges, Forster,  Karen Blixen... Tra i successi editoriali dovuti al suo straordinario intuito critico sono da annoverare Il dottor Živago di Pasternak e Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Nel 1957 inizia a insegnare Storia del teatro all'Accademia d'Arte Drammatica «Silvio d'Amico», dove resteranno mitiche le sue lezioni sul teatro francese. Nel 1958 (dopo il successo nel 1956 delle Cinque storie ferraresi) pubblica Gli occhiali d'oro, un romanzo breve da cui nel 1987 Giuliano Montaldo trarrà l'omonimo film. Nel 1962, dopo una lunga gestazione, pubblica Il giardino dei Finzi-Contini, che si aggiudica subito il premio Viareggio (a quel romanzo dovrà un ampio successo internazionale, anche grazie al film diretto da Vittorio De Sica, dalla cui sceneggiatura si dissocerà tramite un'azione legale). Consigliere comunale di Ferrara per il Partito socialista nel 1962, Bassani si batte per la salvaguardia dell'ambiente e dei beni artistici cittadini. Viene eletto vicepresidente della RAI, in quota socialista, nel 1964, e presidente di «Italia Nostra» nell'anno successivo. Nel 1966 si dimette dalla RAI e dal partito, passando tra le fila dei repubblicani, ai quali lo lega tra l'altro una vecchia amicizia con Ugo La Malfa. È del 1968 il suo ultimo romanzo, L'airone, dopo il quale si dedicherà alla poesia pubblicando (dopo le prime raccolte giovanili)  due libri di grande importanza: Epitaffio (1974) e In gran segreto (1978). Nel 1971 viene nominato dalla Repubblica Francese Cavaliere dell'Ordine della Legion d'onore e tiene lezioni in università statunitensi e in Canada. Nel 1978 conosce Portia Prebys, che sarà sua compagna fino al 2000, anno della scomparsa. Per sua espressa volontà è sepolto nel cimitero ebraico di Ferrara. (Immagine tratta da: http://www.iltempo.it/cultura-spettacoli/2016/03/05/).

 
 
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Anna Dolfi

Anna Dolfi insegna Letteratura italiana moderna e contemporanea all'Università di Firenze ed è socia dell'Accademia Nazionale dei Lincei. Nei suoi studi unisce il rigore della filologia a una spiccata attenzione  per la storia delle idee e l'ermeneutica del testo. Tra le sue predilezioni critiche Leopardi e la poesia e narrativa da fine Ottocento alla terza generazione novecentesca. Studiosa di malinconia (si pensi al suo commento a Medusa di Arturo Graf; a Antonio Tabucchi, la specularità, il rimorso, 2006; Gli oggetti e il tempo della saudade. Le storie inafferrabili di Antonio Tabucchi, 2010; Caproni, la cosa perduta e la malinconia, 2014), ha progettato e curato una serie di volumi di taglio comparatistico dedicati alle «Forme della soggettività» sulle tematiche del journal intime, della scrittura epistolare, di malinconia e malattia malinconica, di nevrosi e follia, di alterità e doppio nelle letterature moderne, dedicando recenti raccolte alla saggistica degli scrittori, alla riflessione filosofica nella narrativa, al non finito, al mito proustiano, alle biblioteche reali e immaginarie, al rapporto tra  letteratura e fotografia. Su Leopardi ha pubblicato un libro impegnato a discutere, alla luce della filosofia settecentesca e moderna, il nesso pensiero/poesia, negazione/utopia (Leopardi tra negazione e utopia. Indagini e ricerche sui «Canti», 1973), un'articolata indagine sulle modalità di funzionamento dello Zibaldone (Ragione e passione. Fondamenti e forme del pensare leopardiano, 2000); una campionatura esemplare del leopardismo novecentesco (Leopardi e il Novecento. Sul leopardismo dei poeti, 2009). Sulla terza generazione, da ricordare almeno, tra i suoi libri,In libertà di lettura. Note e riflessioni novecentesche (1990),Le parole dell'assenza. Diacronie sul Novecento (1996), Terza generazione. Ermetismo e oltre (1997), e la cura di due volumi su L'ermetismo e Firenze (2016). A Bassani (a partire da un giovanile Le forme del sentimento. Prosa e poesia in Giorgio Bassani, Padova, Liviana, 1981), ha dedicato un libro che ne legge l'intera opera alla luce della malinconia (Giorgio Bassani. Una scrittura della malinconia, Roma, Bulzoni, 2003) e numerosi saggi pubblicati in Italia e all'estero. Ha curato l'edizione commentata dell'Airone (Madrid, Catedra, 1995) e un volume miscellaneo (Ritorno al "Giardino". Una giornata per Giorgio Bassani, Roma, Bulzoni, 2006). In corso di stampa, dalla Firenze University Press, un suo nuovo libro: Dopo la morte dell'io. Percorsi bassaniani "di là dal cuore".

 
 
 
 
 
 
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