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Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti - Testata per la stampa

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Dall'Imperial Regio al Reale Istituto Veneto

Palazzo Loredan in Campo Santo Stefano
Palazzo Loredan

Con l'annessione di Venezia al Regno d'Italia, avvenuta nel 1866, si ebbero anni di rinnovato fervore nella vita scientifica dell'Istituto che si avvantaggiò, a partire dal 1892, della nuova sede, a palazzo Loredan in campo S. Stefano, e che poté godere di maggiori disponibilità finanziarie grazie all'aiuto di propri Soci, tra i quali in primo luogo Angelo Minich. Furono gli anni in cui il Reale Istituto poté promuovere alcune grandi iniziative quali la Missione a Creta di Giuseppe Gerola e le rilevazioni mareografiche nella Laguna e nel Nord Adriatico dirette da Giovanni Magrini, impegnandosi quindi direttamente nella ricerca in campi allora nuovi e di urgente interesse, utilizzando tecniche e strumenti all'avanguardia, talvolta poco noti in Italia. Furono anni in cui l'Istituto allargò le proprie relazioni alle maggiori Accademie scientifiche di tutto il mondo, potenziando la propria Biblioteca, pubblicando opere di particolare pregio, e consolidando definitivamente la propria reputazione di Accademia scientifica di rango nazionale e tra le prime in Europa.
La prima guerra mondiale, le difficoltà degli anni immediatamente successivi, i non facili rapporti con il governo fascista che mal sopportava l'esistenza di Accademie periferiche poco controllabili e quindi poco affidabili, portarono ad un rallentamento delle attività. Nonostante la mediazione intelligente e di grande sensibilità del Presidente Luigi Messedaglia - poi radiato dal partito fascista ed espulso dal Senato e da ogni carica per l'opposizione alle leggi razziali - il ruolo dell' Istituto fu progressivamente emarginato.
Durante la seconda guerra mondiale, la sede dell'Istituto a Palazzo Loredan  venne in gran parte occupata da vari uffici della Repubblica Sociale di Salò: ciò provocò sia la paralisi delle attività, sia il furto di parte del materiale librario più prezioso raccolto nel secolo precedente soprattutto grazie a doni e a lasciti di Soci.
Gli anni del secondo dopoguerra videro anche l'Istituto Veneto, come tutto il Paese, impegnato nella difficile opera di ricostituzione del delicato tessuto delle relazioni, degli scambi culturali, delle attività e degli interessi. Si trattava certo anche di ritrovare - e ne fan fede i vari convegni e simposi sul ruolo, sul futuro delle Accademie promossi in quel periodo in tutta Italia - una propria specifica collocazione nel nuovo panorama degli studi, dove sia le Università, sia i nuovi Istituti specializzati di ricerca, sembravano aver eroso una parte cospicua del tradizionale terreno d'azione dell'Istituto. Oltre a queste difficoltà, l'Istituto doveva affrontare i problemi derivanti dalle condizioni della sede, che richiedeva radicali restauri soprattutto alle fondazioni, per i gravi cedimenti, e al tetto.

 
 
 
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