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Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti - Testata per la stampa

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Zoran Music. Estreme Figure

Zoran Music. Estreme Figure

3 dicembre 2009 - 7 marzo 2010
Mostra d'arte, Palazzo Franchetti
Venezia, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti
Campo Santo Stefano, Palazzo Franchetti

Promossa da
Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti
Regione Veneto
Arthemisia Group
Con il patrocinio di
Comune di Venezia
Produzione e organizzazione
Arthemisia Group
In collaborazione con
Venezia Iniziative Culturali s.r.l.
A cura di
Giovanna Dal Bon
Orari
Tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00
Biglietti
Intero euro 9
Ridotto euro 7,50
Ridotto scuole euro 4,00
Catalogo
Marsilio

 
L'Istituto Veneto per Zoran Music.
Venezia rende omaggio a Zoran Music (Gorizia 1909 - Venezia 2005) con un'importante e raffinata mostra che celebra il centenario della nascita dell'artista.
Nel centenario della nascita dell'artista Zoran Music, l'Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti vuole onorare uno dei testimoni più forti, sofferti del Novecento che ha trascorso a Venezia gran parte della propria vita.
La mostra rappresenta l'omaggio dell'intera nostra Città a un uomo cui tutti noi guardiamo con profondo rispetto, riconoscendo in lui il grande artista e l'Uomo che ha incarnato così profondamente e anche tragicamente la storia del suo tempo.
Fin dagli inizi l'Istituto ha rivolto un'attenzione particolare al Veneto, a Venezia, alle espressioni della cultura più profonda e alle radici più forti della vita culturale di queste terre. Ha ritenuto quindi suo compito segnalare le personalità più alte della storia, ma anche del presente, del Veneto e lo ha fatto nei modi più diversi, sia allestendo un Pantheon di sculture che celebrassero accanto agli eroi del passato i protagonisti nelle arti, nella politica, nella scienza delle terre venete; sia nominando a far parte del proprio corpo accademico le personalità più significative della vita culturale e degli studi.
Oggi, in considerazione di questa sua funzione, l'Istituto risponde all'invito rivoltogli dalla Regione del Veneto e si fa promotore della mostra dedicata a Zoran Music.

Artista di levatura internazionale, considerato tra le presenze fondamentali del Novecento, Zoran Music, di origini dalmate, trova infatti a Venezia la sua città di adozione. Terra di fusione tra oriente e occidente, la città lagunare è fonte di ispirazione e punto di riferimento costante per l'artista, durante la sua intera traiettoria pittorica.
Promossa dall'Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, dalla Regione del Veneto e da Arthemisia Group, la mostra "Zoran Music. Estreme figure", si terrà nella sede di Palazzo Franchetti dal 3 dicembre 2009 al 7 marzo 2010.
A cura di Giovanna Dal Bon, la mostra si compone di oltre ottanta significative opere, tra oli e lavori su carta, alcuni dei quali inediti ed eccezionalmente esposti per la prima volta. Una preziosa occasione per immergersi nel suggestivo mondo dell'artista e dei suoi ricordi rielaborati soprattutto a Venezia.
L'artista
Un viandante mitteleuropeo, in fondo sempre heimatlos - come definito dalla curatrice - Zoran Music è nato a Gorizia, a quell'epoca parte dell'impero austro-ungarico, crocevia di razze, culture e idiomi. Vive gli anni dell'infanzia in Dalmazia e poi da profugo in Stiria e Corinzia; seguono l'Accademia a Zagabria, le impressioni raccolte a Praga su Klimt e Schiele e gli impressionisti francesi, un lungo soggiorno in Spagna sulle tracce di Goya, le esposizioni nella Trieste post-imperiale, dove incontra la pittrice Ida Cadorin, sua futura moglie, e poi a Venezia. Dopo la terribile esperienza di deportazione a Dachau ritorna a Venezia nel 1946, dove vivrà, dal 1951 in alternanza con Parigi, fino alla morte, avvenuta nel maggio 2005.
La mostra
Il percorso della mostra indaga soprattutto gli ultimi trent'anni della traiettoria pittorica di Music, quando la sua figurazione scarnificata si fa estrema. L'opera di Music, che attraversa quasi tutto il secolo scorso, indica infatti, nel suo segno scabro ed essenziale, un itinerario di spoliazione verso il raggiungimento dell'essenza.
Lo dimostrano in primis i cadaveri di Dachau nel ciclo Non siamo gli ultimi. Dopo una latenza di tre decenni, negli anni settanta, afferma "sono dovuto tornare a Dachau", alludendo al riaffiorare ossessivo di quelle immagini. Già impresse nei suoi disegni realizzati di nascosto durante la prigionia e in parte persi nel vento, mentre tornava sul camion da Dachau a Venezia, quelle immagini indelebili nella memoria sono tradotte ora in pittura senza enfasi alcuna, con cruda e semplice essenzialità.
Molto intense anche le Figure grigie degli anni novanta e i suoi ultimi autoritratti: figure che resistono alla forza che le disgrega. Fonte di ispirazione inesauribile è inoltre la moglie Ida, compagna di una vita consacrata alla pittura; la ritrae miriadi di volte, da sola o nel Doppio ritratto, con lui che la dipinge, sapendo di avere di fronte l'insondabile mistero della femminilità.
Immancabili infine le visioni di una Venezia interiore e intimissima. Opere mai viste in pubblico prima d'ora. È la città dove Music si sente libero, dove vive di una semplicità quasi monacale e dove dipinge quotidianamente nel suo studio, sottotetto di Palazzo Balbi Valier a San Vio. Negli ultimi anni, Venezia appare avvolta in una tenebra di inchiostro o nel bagliore aranciato di un pastello grasso: sono le suggestive visioni della Punta della Dogana, del Canale della Giudecca, del Molino Stucky, di Piazza San Marco:
Una mostra meditativa dunque e ricca di fascino grazie alle atmosfere create da Music con le sue vibrazioni luminose, i contorni che si dissolvono o le fitte trame segniche che graffiano le superfici. Music crea "...figure che annidano al confine di un territorio pittorico-esistenziale, al limite ultimo dello spazio - afferma Giovanna Dal Bon - Strappate alla figurazione, sottratte a qualsiasi funzione di "rassomiglianza" dicono un al di là del raffigurabile, instaurando nuovi rapporti all'interno della figura; in questo, forse, estreme". E a chi gli domandava cosa ci fosse al di là della superficie delle sue tele Music rivelava: "Oltre c'è il profondo. Il luogo dove non si spiegano le cose, una specie di nebbia dov'è difficile muoversi".
Nuclei tematici
Il percorso della mostra è concepito come un "viatico" che richiama la natura errante di Zoran Music e la sua esperienza peregrina tra l'est e l'ovest dell'Europa. L'esposizione si articola in otto nuclei non cronologici bensì tematici ovvero "zone d'intensità" che cadenzano l'evoluzione esistenziale-poetica dell'arista.

Origini (1935-1949)
Si trovano qui i Motivi Dalmati, le prime opere di Music, quando viveva nell'isola di Curzola e assisteva quotidianamente alle "migrazioni" di donne vestite di nero sul dorso di asinelli che andavano e tornavano dal mercato; e i primi acquerelli di Venezia al ritorno da Dachau: ottimistiche e incantate vedute di bragozzi e burchi, intimamente oscillanti in idealistici tratti d'acqua azzurra.
Il Viandante (metà anni '90)
Zoran se ne intende di attraversamenti di confine: Stiria e Carinzia nell'infanzia, terre dalmate, carsiche, ventilazioni triestine, Vienna post imperiale, impressioni praghesi. Condensa e incorpora il transito nella figura del Viandante, presente qui in più versioni. Un soggetto che visualizza al meglio in segno nero carbone.
Venezia, ancora (anni '80 e '90)
Zoran si sentiva orgogliosamente partecipe alla fondazione di Venezia: "...Una regione, la mia, un tempo coperta di querce, il cui legno è servito per fare le palafitte su cui è costruita Venezia. Senza parlare degli alberi delle sue galere. Il mio paese ha contribuito a modo suo alla potenza della Serenissima".
Compare qui una Venezia meno luminosa degli esordi, più bruna e ocrata. Consapevole e matura in quegli Interni di cattedrali, nella Basilica di San Marco, nel Canale della Giudecca, nella Punta della Dogana o nel Molino Stucky. In queste opere esposte in mostra per la prima volta, Venezia ci appare pervasa da bagliori emergenti dal "quasi buio"; erosa e corrosa da uno sguardo talmente insistito e adorante da farsi disgregazione.
Figure Grigie (fine anni '90)
In posizione centrale nel percorso della mostra e con le opere sistemate su cavalletti da studio, le Figure Grigie costituiscono il fulcro nel "viatico" che conduce alla disgregazione del corpo. Sono autoritratti su cui calano colate in grigio lavico che disfano i tratti somatici e li trasformano in "estreme figure" di fortissima intensità concentrica.
"Sono dovuto tornare a Dachau" (anni '70)
 "...come in trans, mi attacco morbosamente a questi fogli di carta ...accecato dall'allucinante morbosità di questi campi di cadaveri ...irresistibile necessità ...per non farmi sfuggire questa grandiosa e tragica bellezza". In prigionia Music ha disegnato le vittime dell'Olocausto e dopo trent'anni afferma "ancora oggi mi accompagnano gli occhi dei moribondi come centinaia di scintille pungenti che mi seguivano mentre mi facevo strada, scavalcandoli. Occhi luccicanti che in silenzio chiedevano aiuto a uno che poteva ancora camminare...". Dalle profondità dell'inconscio affiorano ossessivi i cadaveri di Dachau. È il 1970 e il ciclo Non siamo gli ultimi ha nel titolo la fatalità di una condanna sempre rinnovabile. Ma nulla di enfatico in queste cataste di cadaveri trattate alla stregua di un paesaggio spoglio, scabro ed essenziale.
Spazio intenso (anni '90)
Zoran assiste al progressivo cedimento del corpo e nelle ultime figure lo esprime in perfetta solitudine. Quella stessa di quando era bambino, ai margini di un impero-austroungarico che sfaldava i suoi confini. "Ho bisogno di questa solitudine" dice e dipinge figure sedute, nude, assorte o semplicemente chine, le gambe accavallate, un piede nella mano. Soprattutto L'anacoreta, senza sguardo, colpisce per quella nudità disarmata di chi ha semplicemente deciso di assecondare il proprio declino.
Variazioni in Ida e Autoritratto (anni '80 e '90)
Music si ritrae da sempre. Tratta il suo sembiante alla stregua di un paesaggio spoglio e la moglie Ida è l'unico essere umano a comparire sulle tele oltre a se stesso. Intimamente connessa all'essenza aurea di una Venezia bizantina, Ida compare una prima volta nel 1947, ma seguiranno moltissimi ritratti. Il suo ovale stilizzato, bidimensionale e iconico. Le sue capigliature aeree, sagome in luce che affiorano da fondali scuri. Misteri inviolati. Ida gli è prossima e su di lei imbatte ogni volta che tenta di dire qualcosa oltre se stesso.
Doppio ritratto (1983-2001)
L'ultimo nucleo tematico riguarda i disegni preparatori e gli olii che dicono l'approssimarsi e il germinare di due figure nello spazio pittorico: inizialmente è lui solo, al margine; poi compare Ida nella sponda opposta, in un estenuante approssimarsi. La genesi dura dal 1983 all'ultimo disegno in segno rosso del 2001. Sono opere che suggeriscono posture, infinitesimali slittamenti, traiettorie di sguardi. Zoran reinventa così il suo spazio pittorico per dare nuova accoglienza alle due figure fino a farle coincidere.
 

 
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