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Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti - Testata per la stampa

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Natura e Umanità nelle "Ultime lettere di Jacopo Ortis"

Martedì 24 marzo 2015 - ore 16:00

Manlio Pastore Stocchi commenta alcuni brani dalle "Ultime lettere di Jacopo Ortis".

Le letture dei brani sono affidate a Irene Vio e Juan Turchetto, studenti del Laboratorio teatrale del Liceo "M. Foscarini" di Venezia, coordinato da Angelo Callipo ed Elisabetta Mason.

 
Immagine di Ugo Foscolo, da wiki commons
Ugo Foscolo

Ugo (battezzato Niccolò) Foscolo, poeta e scrittore italiano, è considerato tra i maggiori esponenti del neoclassicismo e del preromanticismo.
Nasce a Zante, dominio a quel tempo della Repubblica di Venezia, nel 1778, primo di quattro fratelli; lo seguono nell'ordine Rubina, Gian Dionisio (detto Giovanni) e Costantino Angelo (detto Giulio). Nel 1785 si trasferisce con la famiglia a Spalato, dove il padre Andrea esercitava la professione di medico. Dopo la morte del padre nel 1788, la famiglia rientra a Zante, per poi trasferirsi (prima la madre, poi i figli) a Venezia.  Sviluppa molto presto la passione per la letteratura, aiutato nella scelta dei testi da Jacopo Morelli, bibliotecario alla Marciana. È lo stesso Morelli a introdurlo, diciassettenne, nei salotti delle nobildonne Giustina Renier e Isabella Teotochi (sua prima passione amorosa), dove conosce Ippolito Pindemonte e altri poeti di successo. Suo modello ispiratore è però Vittorio Alfieri, che tuttavia non conoscerà mai di persona, in rispetto della sua estrema riservatezza. Nel 1894 ha già messo mano a diversi componimenti, in parte originali e in parte tradotti. All'inizio del 1797 risale la prima rappresentazione, a Venezia, della tragedia Tieste, che riscuote molto successo e vedrà numerose repliche. Fervente sostenitore della politica napoleonica in Italia, vede smorzato ogni suo entusiasmo dal trattato di Campoformio. Gli anni dal 1798 al 1803 lo vedono molto impegnato sia sul piano politico e militare, sia nella produzione letteraria. Le sue decise prese di posizione contro abusi e compromessi compiuti dalle autorità, gli precludono l'assegnazione di un impiego stabile. Lo troviamo a più riprese a Bologna, Milano, Genova, Firenze, per citare le città più frequentate. È di questi anni una prima edizione non autorizzata del romanzo epistolare Ultime lettere di Jacopo Ortis, ad opera del editore bolognese Marsigli (1799), cui segue una sconfessione dell'autore (1800) che lo ripubblica in un primo rimaneggiamento nel 1802, e successivamente nel 1817. Sempre  a quegli stessi anni risalgono le passioni amorose per Teresa Pikler (moglie di Vincenzo Monti) prima, Isabella Roncioni poi, e Antonietta Fagnani in seguito. Nel 1801, a Venezia, muore inoltre, suicida, il fratello Giovanni. Nel maggio 1804 riceve la nomina a capitano di fanteria, con l'ordine di presentarsi a Valenciennes al comando della divisione italiana in Francia. Qui entra in contatto con le famiglie inglesi trattenute in prigionia e stringe una relazione con una giovane, da cui sarebbe nata una bambina. Nel marzo del 1806 ottiene un congedo di 4 mesi, poi prorogato a 6, e fa rientro in Italia. È questo un periodo creativamente molto proficuo, in cui concepisce opere del calibro Dei sepolcri. È del marzo 1808 la nomina a professore di Eloquenza presso l'Università di Pavia, mantiene tuttavia il centro della sua vita a Milano. Nel 1810 compone la tragedia Ajace, che viene messa in scena alla Scala l'anno successivo, con scarso successo e con contestazioni da parte delle autorità governative, che nonostante alcuni tentativi di adeguamento ne proibiscono ulteriori repliche, ravvisando nell'opera un mal celato attacco al regime napoleonico. La salute e il desiderio di quiete lo portano nell'estate del 1812 a Firenze, dove Luisa Stolberg, contessa d'Albany, lo ammette al suo salotto. Qui conosce, e frequenta, tra le altre, Quirina Mocenni Magiotti, che gli sarà d'aiuto nei momenti di difficoltà, e si prenderà carico in seguito di raccogliere e conservare le sue carte, avendo cura che fossero conosciute, studiate e anche pubblicate. In questo periodo scrive e mette in scena la tragedia Ricciarda e comincia a redigere l'inno alle Grazie. Alla fine del 1813, a seguito dell'invasione austriaca del Trentino, torna a Milano per riprendere l'incarico di capitano. Dopo alterne vicende che lo vedono coinvolto, tra cui tentativi di discredito della sua persona, accetta la proposta del regime austriaco di redigere un progetto di giornale letterario, che avrebbe dovuto dirigere. Non è disposto però a prestare giuramento di obbedienza all'Austria. Abbandona perciò l'Italia, cercando rifugio in Svizzera. Qui si sposta da una città all'altra per far perdere le sue tracce agli agenti che lo cercano per conto degli austriaci e assume gli pseudonimi di Lorenzo Aldighieri (in seguito Alderani) e, nelle pubblicazioni, di Didimo Chierico. Nel settembre del 1816, minacciato dalle richieste di estradizione da parte dell'Austria, si trasferisce a Londra grazie all'intercessione dell'ambasciatore d'Inghilterra a Berna. A Londra riceve una buona accoglienza e si trova a proprio agio. Frequenta personaggi di primo piano nella vita culturale e politica, che lo stimano come persone e come letterato. Non mancano però occasionali motivi di attrito. Nel corso del 1821 riceve una rendita ragguardevole in seguito alla morte Lady Mary Hamilton, che lo ha nominato tutore della nipote, nata dalla relazione del poeta con la figlia Sophia. Tuttavia amministrerà male il denaro, e di lì a pochi anni sbagliati investimenti e un tenore di vita troppo elevato per le sue possibilità lo porteranno alla rovina. Morirà nell'estate del 1827 a seguito di una idropisia, conseguenza probabilmente di una malattia contratta nei quartieri malsani in cui si era dovuto trasferire per fuggire i creditori. La salma viene tumulata nel cimitero di Chiswick. La figlia Mary (da lui rinominata Floriana), che gli era sempre rimasta vicina, muore circa due anni dopo, a soli 22 anni. Nel 1871 i resti del poeta sono stati tradotti in Italia e sepolti nella chiesa fiorentina di S. Croce, da lui celebrata nel carme Dei Sepolcri.
(Immagine tratta da:
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/57/Ugo_Foscolo.jpg; Licenza Creative Commons.)

 
 
Immagine di Manlio Pastore Stocchi
Manlio Pastore Stocchi

Nato a Venezia, già professore ordinario di Filologia medievale e umanistica, è stato dal 1983-84 ordinario di Letteratura Italiana nell'Università di Padova. Vice-Presidente dell'Istituto Veneto si Scienze Lettere e Arti, è socio nazionale dell'Accademia dei Lincei, dell'Accademia Galileiana in Padova e membro di numerose altre Accademie.
Si è occupato di letteratura medievale, latina e volgare, e dell'Umanesimo con edizioni di testi, studi filologici ed eruditi e letture critiche su Mussato, Dante, Petrarca, Boccaccio, Poliziano, Ermolao Barbaro, Galeotto Marzio; di Torquato Tasso e di lirica e iconologia rinascimentale; nonché di problemi e autori del Sette-Ottocento, con saggi critici e con edizioni e commenti di opere di Goldoni e di Giacomo Zanella; ecc. Dall'esperienza maturata attraverso la progettazione e direzione (insieme con Girolamo Arnaldi) della Storia della cultura Veneta in 10 tomi (1976-1986) ha poi sviluppato un interesse costante verso la letteratura, la cultura, la fisionomia civile del Veneto specialmente nei tempi estremi della Serenissima, indagate in numerosi scritti su figure maggiori e minori e su eventi del secondo Settecento e del primo Ottocento: Giovanni Costa, Ugo Foscolo, Jacopo Vittorelli, Angela Veronese, ecc. Un particolare interesse rivolge, quale membro del consiglio scientifico del Centro di studi su Canova e il Neoclassicismo in Bassano, alla cultura letteraria e artistica dell'età neoclassica. Attualmente collabora fra l'altro alla raccolta e alla informatizzazione di tutta la poesia italiana in latino dal 1374 alla fine del Quattrocento. Nel 1997 l'Accademia Nazionale dei Lincei gli ha assegnato il premio per la Filologia e Linguistica istituito dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali.
Tra le sue pubblicazioni più recenti, i volumi Forme e figure. Retorica e poetica dal Cinquecento all'Ottocento, Firenze 2008; Memoria del paterno governo. Sentimento civile e inflessioni della letteratura nel tramonto della Serenissima Repubblica, Venezia 2009; Dante Alighieri, Epistole Ecloge Questio de situ et forma aque et terre, a cura di M. Pastore Stocchi, Roma-Padova 2012,  Il lume d'esta stella. Ricerche dantesche, Roma 1913; Rime degli Arcadi I-XIV, 1716-1781. Un repertorio, Roma 2013 (con M. L. Doglio).

 
 
Approfondimenti

da Treccani: Foscolo, Ugo
da Wikipedia: Ugo Foscolo
da Biblioteca della Letteratura Italiana:Ugo Foscolo

 
Link

Manlio Pastore Stocchi: Presentazione
da Biblioteca della Letteratura Italiana: Ultime lettere di Jacopo Ortis

 
 

Videoregistrazione dell'incontro

 
 
 
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