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Incontri del ciclo

Parola e immagine: i due volti del mito

Il mito era parte costitutiva della cultura e della società antica: i racconti delle imprese di dei e dee, di eroi ed eroine ci sono pervenuti grazie alle fonti letterarie e a quelle iconografiche, purtroppo spesso lacunose e difficili da interpretare, ma, coniugando questi due piani narrativi è possibile cogliere il significato che i personaggi che ancora oggi animano le nostre memorie scolastiche potevano avere per i contemporanei. 
Quello della parola e quello dell'immagine sono mondi contigui che fanno riferimento a un sostrato culturale comune e condiviso, formatosi attraverso i secoli grazie alla trasmissione orale: le recitazioni degli aedi ai simposi, le favole narrate ai bimbi dalle madri e dalle balie, i racconti che si scambiavano nel gineceo le donne intente a filare e tessere, i canti dei soldati che andando alla guerra ripercorrevano le gesta degli eroi, contribuivano a fissare nella memoria collettiva i protagonisti dei grandi racconti epici e mitici. A partire dall'VIII-VII secolo a.C. questo patrimonio di narrazioni del più vario tenore inizia a prendere forma figurativa e ad essere rappresentato su oggetti sacri, profani e funerari. Nel corso del VI secolo a.C. con il passaggio dall'oralità alla scrittura i racconti acquisirono una veste più statica, ma le diverse versioni che si erano andate stratificando nei secoli precedenti riemersero con prepotenza nell'elaborazione di poeti e tragediografi dell'età classica, fornendo ai creatori di immagini nuova linfa vitale per le loro creazioni. 
In questo periodo le immagini si dispiegavano soprattutto sulla ceramica, parte essenziale della vita quotidiana e della morte, ma presto passarono sui templi, nelle piazze, nelle case, divenendone un imprescindibile completamento e acquisendo un ruolo comunicativo fondamentale, che nei secoli cambiò adattandosi alle necessità della società che ne fruiva e dell'ambiente a cui erano destinate. Ecco, dunque che per capire un mito è necessario da un lato percorrere i due sentieri paralleli della parola e dell'immagine per valutare come e perché si incontrano o si contrappongano, dall'altro ricostruire il contesto per cui testi e raffigurazioni erano stati creati. 
Per dipanare l'intricata matassa del significato dei miti abbiamo scelto due figure archetipiche: Medea, personaggio inquietante per la complessità e drammaticità delle sue vicende, ed Elena, consegnata alla storia come la donna più bella del mondo, causa di una interminabile guerra costata la vita alla "meglio gioventù" del tempo.

 
 

Storia di Medea

Mercoledì 17 novembre 2021, ore 17.00
Palazzo Loredan
Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti

Nell'immaginario moderno Medea è la madre assassina, la figlicida senza scrupoli, la maga crudele, capace del più orrendo dei delitti, ma chi era Medea per gli antichi? Quale era il suo ruolo nelle vicende mitiche di cui a vario titolo è stata protagonista, quale era la percezione che avevano di questo personaggio consegnato alla memoria collettiva dalla narrazione euripidea? Incrociando dati diversi, letterari da un lato, iconografici dall'altro, emerge un quadro inaspettato in cui la figura della figlia del Sole acquisisce connotazioni diverse nel passaggio dalla Grecia a Roma.

Intervengono
Maria Grazia Ciani, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti
Università degli studi di Padova

Francesca Ghedini, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti
Università degli studi di Padova

Ingresso libero (senza prenotazione) con green pass e fino ad esaurimento posti.
Sarà possibile seguire l'iniziativa tramite il link che verrà pubblicato nella homepage del sito www.istitutoveneto.it

 
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